Servizi come TIMmusic, Google Play, Spotify, Deezer, YouTube e Vevo rappresentano attualmente il 22% del mercato totale. Quelli sostenuti da pubblicità sono cresciuti nel 2014 dell’84%, quelli in abbonamento dell’82%
In Italia la musica è sempre più streaming. Ed è proprio questa modalità di fruizione a trainare il secondo anno consecutivo di crescita per il mercato discografico italiano, dopo undici anni consecutivi di flessione.
Il 2014, infatti, secondo quanto emerge dai dati di mercato raccolti da Deloitte per la Federazione industria musicale italiana (FIMI), si è chiuso in crescita del 4% con volume d’affari salito a oltre 122 milioni di euro.
Una crescita influenzata soprattutto dalle straordinarie performance dei servizi streaming (+83%) come TIMmusic, Google Play, Spotify, Deezer, YouTube e Vevo. Nello specifico, secondo quanto riporta Deloitte, i servizi sostenuti da pubblicità sono cresciuti dell’84%mentre quelli in abbonamento dell’82 per cento.
Così, attualmente, lo streaming è arrivato a rappresentare il 57% del digitale contro il 43% del download, che a sua volta ha chiuso il 2014 sotto i 20 milioni (-15%).
Una tendenza che si sta imponendo sempre più, insomma: nel 2013 lo streaming rappresentava solo il 12% del totale mercato, oggi invece arriva al 22 per cento.
di Alessandra La Rosa